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LA DISTORSIONE DI CAVIGLIA


Articolo a cura del Dott. Flavio Rocca

Le lesioni capsulo-legamentose dell'articolazione tibio-tarsica sono uno degli infortuni più diffusi, sia tra gli sportivi, sia tra i soggetti più sedentari. Basti pensare che da sole rappresentano circa il 20% di tutti gli infortuni sportivi 1,2, e che negli Stati Uniti il numero di lesioni dell'articolazione tibio-tarsica è pari a 2 milioni ogni anno. Non solo, ma la maggior parte degli autori concorda sul fatto che questa di lesione comporti di solito un danno del compartimento laterale (80-90% dei casi ) e sia contraddistinta da un rischio di recidiva molto alto.
Forse però non tutti sanno che ci sono alcuni fattori che ne favoriscono l'insorgenza: tra questi troviamo soprattutto il sesso ed il peso del soggetto, così come la sua storia personale (aver avuto in passato una distorsione di caviglia favorisce il ripetersi futuro del trauma). Altri fattori di rischio sono l'uso di scarpe inadatte, una mobilità articolare inadeguata (perché ridotta o eccessiva), la forma del piede, la presenza di un'eventuale lassità legamentosa, l'uso non corretto dello stretching 3.

CLASSIFICAZIONE


I traumi distorsivi dell'articolazione tibio-tarsica sono distinguibili in base al tempo trascorso dall'evento traumatico ed al compartimento legamentoso interessato 7. Il primo criterio di classificazione ci permette di parlare di distorsioni acute, subacute e croniche, mentre in base al compartimento legamentoso interessato potremo parlare di distorsioni con lesione dei legamenti esterni, distorsioni con lesione dei legamenti mediali, o distorsione con lesione della sindesmosi tibio-peroneale.
Le lesioni del comparto laterale sono classificate da Hamilton 4 in lesioni di primo grado (lesione parziale del Legamento Peroneo Astragalico Anteriore), in lesioni di secondo grado (rottura completa del Legamento Peroneo Astragalico Anteriore e stiramento del Legamento Peroneo Calcaneare; comporta positività al Test del cassetto e al Talar Tilt) ed in lesioni di terzo grado (rottura completa del Legamento Peroneo Astragalico Anteriore e del Legamento Peroneo Calcaneare; positività marcata al Test del cassetto ed al Talar Tilt).
Invece le lesioni mediali sono classificate in 4 stadi, in base alle strutture danneggiate. Nelle lesioni del primo stadio si ha distrazione solo delle parti superficiali del Legamento Deltoideo; in quelle di secondo stadio c'è la rottura completa delle componenti superficiali del Legamento Deltoideo e la distrazione di quelle profonde; in quelle di terzo stadio c'è la rottura completa del Legamento Deltoideo (in tutte le sue componenti) per finire con quelle di quarto stadio dove alla rottura completa del Legamento Deltoideo si associa la rottura del tendine del muscolo tibiale posteriore 8.
Le lesioni della sindesmosi tibio-peroneale sono le meno frequenti, non superando il 15-20% del totale 9. Solitamente avvengono per traumi in rotazione esterna, in iperflessione dorsale ed eversione del retropiede.

DIAGNOSI


La diagnosi di una lesione capsulo-legamentosa di caviglia è effettuata unendo insieme informazioni differenti.
Un aspetto importante è la descrizione del movimento che ha causato il trauma, così come sapere dal soggetto se in passato ha già accusato traumi simili alla stessa articolazione o alla controlaterale; non solo ma anche il dolore e l'eventuale zoppia permettono una prima valutazione del danno.
Per una valutazione più approfondita e dettagliata bisogna ricorrere a test clinici oggettivi, come la valutazione, da parte di personale specializzato, dell'edema, della limitazione funzionale, dell'eventuale positività al Test del cassetto o al Test del talar tilt.
Infine, esistono dei Test di Imaging, come gli Rx, gli Rx in stress e la Risonanza Magnetica, che permettono una valutazione strumentale del danno procurato dalla lesione.

TRATTAMENTO


Come detto una lesione distorsiva deve sempre essere valutata da personale medico specializzato ed esperto. È però possibile, seguendo la giusta strategia d'intervento, ridurre al minimo i danni collegati al trauma e permettere un miglior recupero successivo, con un più rapido ritorno ai massimi livelli prestativi.
Questa strategia è riassunta dall'acronimo inglese RICE, le cui lettere significano Rest (riposo), Ice (ghiaccio), Compression (compressione) ed Elevation (sollevamento). L'obiettivo di tutto ciò è ridurre al minimo il dolore ed il gonfiore. Per fare ciò è appunto necessario togliere immediatamente il carico e ridurre l'afflusso di sangue e quindi l'eventuale versamento, comprimendo il distretto lesionato con un bendaggio compressivo (ecco perché, in caso non ci siano bende adeguate, è meglio non togliere la scarpa in caso di trauma alla caviglia), sollevandolo rispetto al livello del cuore e applicando il ghiaccio.
Spetterà poi al personale sanitario specializzato orientare le successive 48-72 ore di trattamento, indicando le terapie fisiche e farmacologiche più adeguate, nell'attesa di cominciare il vero e proprio recupero funzionale o di orientarsi verso la chirurgia.

PREVENZIONE


Come già detto in precedenza, le distorsioni di caviglia sono lesioni a forte rischio di recidiva. Questo spiega perché sia così importante prevenirle, non solo per quanto riguarda il primo trauma, ma anche per evitarne il ripetersi su una struttura già lesionata.
In bibliografia esistono diversi studi a riguardo, in cui è sottolineata l'importanza di eseguire esercizi specifici di propriocezione e di utilizzare supporti meccanici esterni (più o meno rigidi) del comparto laterale della caviglia per prevenire le distorsioni 3. In realtà l'uso di questi supporti meccanici esterni dovrebbe essere limitato alle fasi immediatamente successive al trauma, quando ancora esistono condizioni d'alterata stabilità sia anatomica, sia funzionale. In seguito, con l'esecuzione d'esercizi specifici di riattivazione visuo-propriocettiva 10 e con il completo ripristino della stabilità funzionale, bisognerebbe ridurre l'uso di questi supporti alle sole attività con elevato rischio di trauma distorsivo, come gli sport che richiedono un gran numero di salti. In tutti gli altri casi, l'uso prolungato degli stabilizzatori artificiali comporta un peggioramento paradosso della capacità di controllo, in quanto la stabilità dipende solo più dall'uso del tutore, aumentando in ultima analisi il rischio di nuovi infortuni.

 

Bibliografia

1 - Garrick J.G.: (1977) The frequency of injury, machanism of injury and epidemiology of ankle sprains. Am. J. Sports Med., 5: 241-242

2 - Woods C., Hawkins R., Hulse M., Hodson A.: (2003) The Football Association Medical Research Programme: an audit of injuries in professional football: an analysis of ankle sprains. Br. J. Sports Med. 2003, 37: 233-238

3 - Douglas Ivins: (2006) Acute Ankle Sprains: An Update. American Academy Physicians® Vol. 74, No. 10.

4 - Hamilton W.G.: (1994) Current concepts in the treatment of acute and cronic lateral ankle instability. Sports Med, 2,4: 264-266

5 - Hamilton W.G.: (1982) Sprained ankles in ballet dancers. Foot Ankle 3, 2: 99-102

6 - Hamilton W.G., Thompson F.M., Snow S.W.: (1993) The modified Brostrom procedure for lateral ankle instability. Foot Ankle 14, 1: 1-7

7 - Guelfi M., Palermo A., Borghi M., Priano F.: (XXXX) Le lesioni capsulo-legamentose della caviglia. 28° Congresso Nazionale Società Italiana di Medicina e Chirurgia del Piede

8 - Myerson M.S.: (2000) In Ferkel RD (eds) Sports medicine of the foot & ankle AOFAS, Palm Springs, pp 47-50

9 - Nunley J.A., Vertullo C.J.,: High ankle sprain atlete. In Ferkel RD (eds) Sports medicine of the foot & ankle AOFAS, Palm Springs, pp 31-35

10 - Riva D.: (2002) Valutazione e riprogrammazione delle strategie posturali. Attualità in Terapia Manuale e Riabilitazione, Anno 4, Numero 2, Aprile-Giugno 2002


AVVERTENZE: le informazioni contenute in questo sito non intendono sostituirsi in nessun modo a parere medico o di altri specialisti. L'autore declina ogni responsabilità di effetti o di conseguenze risultanti dall'uso di tali informazioni e dalla loro messa in pratica. L'allenamento con sovraccarichi può causare infortuni, si consiglia pertanto di prestare la massima attenzione e di eseguire esercizi e metodologie adatte al proprio livello di forma. Consultare il proprio medico di fiducia prima di intraprendere qualsiasi forma di attività fisica o regime alimentare.


 

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